Monumenti

LA CHIESA DI SAN MATTIA DI OIRA

La chiesa di San Mattia fu ricostruita ex novo subito dopo l'istituzione della parrocchia nel 1632, in sostituzione del precedente oratorio che doveva essere ampliato, superando così le difficoltà di ristrutturazioni parziali. La costruzione durò alcuni anni e nel tempo la chiesa venne completata in tutte le sue parti e si arricchì di tutte le suppellettili necessarie.

L'architettura della chiesa si può attribuire ai maestri Bernardino e Tomaso Lazzaro di Val d'Intelvi, che in quell'epoca stavano costruendo quasi tutte le chiese dell'Ossola superiore.

La chiesa ha pianta a croce latina, piuttosto compatta in cui emergono il presbiterio e due brevi cappelle laterali della Madonna del Rosario e della Santa Croce.

La data incisa sull'architrave della porta maggiore, 1637, indica l'anno in cui fu iniziata la costruzione della facciata e del corpo della chiesa, mentre il presbiterio fu realizzato subito nel 1633, essendo una parte necessaria per avviare le celebrazioni religiose.

Il presbiterio ha una pianta semiottagonale con finestra semicircolare sopra il cornicione e in origine aveva due finestre a lato di sotto, una delle quali venne in seguito occlusa dalla costruzione della sacrestia.

Il presbiterio mantiene l'architrave ligneo del primo '700, dipinto e dorato, che lo separa dal corpo della chiesa e che al centro supporta il crocefisso attribuibile allo scultore di Buttogno Carlo Maria Fiora, posto nei primi decenni del '700. Le balaustre del presbiterio e delle cappelle laterali sono di marmo e sostituirono nel XVIII secolo le precedenti in legno.

La luce penetra nell'edificio mediante alcune finestre di forma semicircolare poste sopra il cornicione, mentre altre finestre rettangolari sotto il cornicione illuminano il presbiterio, il corpo della chiesa e le cappelle laterali. In facciata, si apre una finestra serliana. Il tetto della chiesa è quello tradizionale in piode e si eleva sopra le volte mediante la tradizionale robusta travatura in legno.

La porta maggiore ha robusti battenti in legno minutamente scolpito in rilievi meandriformi di gusto antigoriese. All'esterno ha un portichetto costituito da un tettuccio posto su un archetto sostenuto da due mensole di sarizzo poste sopra la porta.

La chiesa ebbe inizialmente, come tutte le chiese ossolane, un pavimento in robuste lastre di sarizzo, che furono sostituite nel 1913 con le attuali piastrelle cementizie colorate.
L'interno della chiesa subì una ritinteggiatura nel 1923 che fece perdere parte della luminosità del colore originale.

L'ALTARE

L'altare appare di semplice disegno, realizzato in marmi policromi. Nel 1958 vi è stato inserito il tabernacolo di sicurezza moderno. I due gradini in alzata dell'altare accolgono, a seconda della solennità liturgica, non solo i candelieri, ma anche i reliquiari lignei o in forma di busti di rame argentato e i fiori.
L'altare attuale sostituì un precedente altare in legno che fu probabilmente commissionato al maestro Giuseppe Gualio sul finire del secolo XVII. Di questo oggi restano solo due supporti lignei costituiti da due busti d'angeli, utilizzati uno come supporto della statua di Sant'Antonio da Padova e l'altro nella cappella della Gera.

L'immagine del patrono San Mattia appare oggi al centro della decorazione del basamento dell'altare, mentre la Madonna Assunta spicca nel quadro posto sul fondo del presbiterio sopra l'altare.

IL FONTE BATTESIMALE

Il fonte battesimale venne posto nell'angolo inferiore settentrionale della navata. Il vaso, molto simile a quello di una pila acquasantiera, è di marmo bianco, coperto da un ciborio ligneo di semplice fattura. Nel 1690 fu inserito in un'apposita nicchia ricavata nel muro.

IL CORO, IL CONFESSIONALE E IL PULPITO

Nel 1670 fu costruito il coro ligneo posto dietro l'altare, dove stava il clero durante alcune funzioni, specie quelle delle recite dell'ufficio dei Defunti. Attribuibile agli stessi falegnami Giorgio Piretto della Valle Divedro e Gio. Giacomo della Maggietta di Mozio è il confessionale, in legno di noce scolpito, inserito in un vano ristretto ricavato nel muro meridionale.

L'attuale pulpito in legno fornito di capocelo, già presente nel 1690, nel 1885 fu dipinto e decorato. Sul frontespizio resta in rilievo l'antica doppia immagine dei Santi titolari San Mattia e San Matteo.

IL CAMPANILE

Il campanile della chiesa di Oira fu costruito nel 1766; esso è esterno alla chiesa, allineato a sud con la facciata con cui ha in comune uno spigolo in pietra a vista; vi si accede dall’interno della chiesa e percorrendo una scala in pietra molto ripida si sale alla tribuna dell’organo e alla cella campanaria. Inizialmente era dotato di sole tre campane, alle quali successivamente ne fu aggiunta un’altra; solo nel 1904 la comunità di Oira decise di dotare il proprio campanile di un concerto di 5 campane. Esso fu elettrizzato e dotato di un computer di programmazione nel 2003.

Il campanile accolse sin dalla sua costruzione un orologio meccanico privo di quadrante che segnava, mediante tocchi di campana, le “ore solari all’italiana” e che necessitava dell’intervento quotidiano dell’incaricato dell’orologio. In seguito l’orologio venne sostituito con uno dotato di quadrante solo sulle facce orientale e occidentale del campanile e, in tempi recenti fu dotato di relativa elettrificazione del meccanismo.

L’ORGANO

L’organo ubicato in cantoria,sopra il portale d’ingresso della Chiesa di Oira fu fabbricato nel 1909 da Bianchi Giovanni di Bosto Varese e restaurato nel 1993 dall’organaro Mario Marzi di S. Maurizio d’Opaglio, e continua tuttora la sua funzione accompagnando la corale durante le messe.

E’ racchiuso in una cassa lignea dalle linee sobrie ed equilibrate. La facciata è formata da 45 canne in tigrato distribuite in tre campate, consta di due tastiere da 58 tasti l’una e di una pedaliera con 27 pedali, i registri sono 15 per un totale di circa 900 canne.

Esso fu costruito per sostituire il precedente organo del '500, acquistato nel 1823 dalla parrocchia di Baceno. Di questo organo alcune parti sono state utilizzate per la costruzione dell'organo attuale, mentre le due ante costituite da quattro tele dipinte sono conservate appese all'interno della Chiesa. (vedi Arte nella Chiesa di Oira).

ARTE NELLA CHIESA DI OIRA

  • QUADRO “ASSUNZIONE DELLA B. VERGINE MARIA”
    Esso è situato sopra l’altare maggiore e rappresenta il gruppo degli Apostoli, che contemplano l’assunzione della Vergine, dipinta nella parte superiore del quadro fra gli angeli; sotto di esso un cartiglio recita: “te domina ac patronam clerus et populus Oire ac Bononie existentes venerantur” (il clero e il popolo di Oira e quelli che stanno a Bologna, ti venerano come signora e patrona), perché esso probabilmente fu un dono o fu pagato dagli Oiresi emigrati a Bologna per lavoro. Il quadro non ha data ma può essere fatto risalire al primo ventennio del XVIII secolo.
  • STATUA DI SAN MATTIA
    La statua lignea di S. Mattia risale ai primi decenni del secolo XVII; essa è collocata in una nicchia sulla parete meridionale, e durante i festeggiamenti in onore del santo viene portata in processione attorno alla chiesa.
  • STATUA DEL “BAMBINO GESÙ”
    Inserita nel muro che separa il presbiterio dal corpo della chiesa vi è una nicchia, dove è possibile ammirare la statua lignea del “Bambino Gesù” posta in un portorio di metallo dorato e vetro.; la statua è chiusa in una guaina di broccato d’oro, decorata di fili di perle, con una corona d’argento sul capo del Bambino.
  • ANTE DELL’ORGANO CINQUECENTESCO
    Queste quattro tele, appese alle pareti laterali della chiesa, rappresentano S. Gaudenzio vescovo di Novara con pastorale e libro, S. Ambrogio vescovo di Milano a cavallo che con la ferula colpisce i nemici della Cristianità, S. Maurizio a cavallo che porta la bandiera della Cristianità e S. Luigi re di Francia, che tiene lo scettro nella mano sinistra e a destra il modello di una chiesa, di cui si presenta come un difensore. Esse si possono attribuire alla scuola del pittore Bernardino Luini (1460-1532).
  • CAPPELLA DEL SANTO ROSARIO E STATUA DELLA MADONNA DEL ROSARIO
    La statua della Madonna del Rosario, opera dello scultore valsesiano Giovanni Mainoldi e a lui commissionata il 30 marzo 1699, è posta nella nicchia della cappella del S. Rosario, attorno alla quale sono disposti i 15 quadretti dei Misteri del Rosario. Essa durante i festeggiamenti della Madonna del Rosario viene esposta nella chiesa e portata in processione in un portorio ligneo dipinto e dorato del primo ‘800.
  • CAPPELLA DEL SS. CROCIFISSO
    Essa si trova di fronte alla cappella dedicata al S. Rosario; al suo interno è esposto un quadro d’impostazione cinquecentesca che rappresenta il Cristo in Croce, con ai lati la Madonna, S. Giovanni evangelista, la Maddalena inginocchiata ai piedi della croce e due angeli adoranti. Si ipotizza che l’opera provenga da Roma dove alcuni membri della famiglia Manera si recavano e che, particolarmente devoti del Crocefisso, ottennero di istituire a questo altare una cappellania detta appunto del SS. Crocifisso ed anche “Manera”.
  • ALTRI QUADRI E DIPINTI
    - “ETERNO PADRE”
    Dipinto del baldacchino sospeso sopra l'altare. Può essere attribuito a Gerolamo Ferroni.
    - “ANIME DEL PURGATORIO O MORTE IMPROVVISA”
    Questo quadro, recentemente restaurato, può essere attribuito al pittore banniese Gerolamo Ferroni; esso rappresenta il Paradiso e sotto di esso il Purgatorio, mentre a fianco sei quadretti, tre per lato, raffigurano casi possibili di morte improvvisa. Il quadro era appeso un tempo sul muro meridionale della chiesa, presso la cassa dell'elemosina, e fu voluto dalla Confraternita del suffragio dei Defunti per far comprendere la necessità di suffragare i defunti, specie quelli che erano incorsi nella morte improvvisa, che si presumeva avessero maggior bisogno di aiuto spirituale.
    - “SANTA APOLLONIA” E “SANTA LUCIA”
    Questi due affreschi in cornice di stucco sono posti sugli stipiti dell'arco delle cappelle laterali e furono voluti da Antonio Calcini, parroco di Oira dal 1678 al 1727. Sull'affresco di Santa Lucia vi è la data 1692, anno in cui i quadri furono fatti dipingere.
    - “SANT'ANTONIO”
    Questa pittura si trova all'entrata della Cappella del Santo Rosario e rappresenta Sant'Antonio protettore dalla peste degli animali, soprattutto dall'afta epizootica e dal “fuoco di Sant'Antonio”, dipinta probabilmente in occasione del voto degli oiresi del 1682.
    - “VIA CRUCIS”
    Le 14 stazioni sono risalenti ai primi decenni del XIX secolo, sono appese lungo i muri della chiesa. Esse furono donate da Pietro Modoni e sostituirono la precedente serie posta alla fine del XVII secolo.
    -“BATTESIMO DI GESU'”
    Si trova sopra il fonte battesimale, fu donato da Pietro Modoni nel 1825.
    - “CRISTO PAZIENTE” e “SACRO CUORE DI GESU'”
    Quadretti di forma ellittica appesi al fondo del presbiterio, donati da Pietro Modoni che li donò nel 1825.
    - “NATIVITA' DI GESU' IN BETLEMME” e “FUGA IN EGITTO”
    Sono posti nel presbiterio e sono attribuibili al pittore Gerolamo Ferroni di Bannio, della prima metà del XVIII secolo.
    - “PALIOTTI”
    Sono esposti in fondo alla chiesa due dei tre paliotti in robusta tela dipinta usati per i tre altari nelle occasioni solenni. Il terzo è esposto nella cappella del Crocefisso. Furono realizzati nel 1700. Il paliotto destinato all’altare maggiore ha al centro una cartella dove sono dipinti i due Santi titolari S. Matteo e S. Mattia, quello destinato all’altare della Madonna del Rosario ha al centro una cartella dove è raffigurata la Madonna del Rosario e quello destinato all’altare del Crocefisso ha al centro una cartella con l’ostensorio.

 

 

 

Il monumento ai caduti di Oira si trova all’interno della Cappella della Madonna della Gera dove furono poste, appese al muro, due lastre commemorative.

 

Una lapide accoglie i nomi dei soldati oiresi caduti nella prima guerra mondiale e dei reduci defunti della medesima.
L'altra lapide commemorativa ricorda i nomi dei caduti oiresi della seconda guerra mondiale, riportando per ciascuno la data e il fronte in cui caddero.

 

Ogni anno in occasione delle celebrazioni del 4 Novembre viene posata una corona d’alloro ed ogni quatto anni vi si tiene anche la commemorazione celebrativa.

 

 

 

Oira è un piccolo paese tutto votato alla musica e sono varie le famiglie che nel tempo hanno annoverato diversi propri componenti quali musicanti nella banda. La “Musica” oirese ha sempre avuto un forte radicamento con la piccola ma ben salda comunità locale, ottenendo la disponibilità e l'aiuto di molti sostenitori, anche tra i non suonatori.

In un paese con un legame così forte con la musica è stato costruito un monumento dedicato proprio al musicante: all'anonimo, piccolo e grande protagonista della banda, di qualsiasi banda.

Il monumento al musicante venne inaugurato domenica 11 novembre 1990, nell'ambito dei festeggiamenti di Santa Cecilia e del 40° di costituzione della Musica di Oira.

A scoprire il monumento, che ha fermato nella pietra la passione e l'entusiasmo di chi suona nelle bande, furono due musicanti tra i più anziani della Musica di Oira.

Alla cerimonia presero parte le autorità regionali e locali, la popolazione e numerosi labari di bande, filarmoniche e corpi musicali a testimonianza del fatto che quello inaugurato a Oira era ed è il monumento di tutti i musicanti. Per l'unicità di questa iniziativa la cerimonia di Oira ebbe ampia risonanza meritandosi un servizio televisivo della testata regionale del TG3 Piemonte, curato dal giornalista Gianfranco Bianco.

Il monumento, che fu realizzato in un blocco di serizzo donato dalla ditta De Giuli, rappresenta un musicante in divisa con il labaro della banda, due strumenti classici quali il sitro e il trombone con sullo sfondo la chiave di violino ed ha in basso la scritta “40° di FONDAZIONE 1950-1990”.

A progettare il monumento e quanto vi è scolpito furono il maestro Costantino Rosa con il figlio Giuseppe, il presidente Piero Albergante, il consigliere Vittorino Senestraro ed Ubaldo Righetti.

Sul retro del monumento è stata incisa una frase pronunciata durante la cerimonia d'inaugurazione dall'allora assessore regionale Enrico Nerviani: Per la prima volta il lavoro delle bande musicali, al servizio delle comunità, è fissato nella pietra”.

Ogni anno, in occasione della festa di S. Cecilia, dopo la messa in suffragio dei musicanti defunti, la banda tradizionalmente si reca in processione al monumento del musicante e davanti alle lapidi dei musicanti defunti collocate nel 1970 nel cimitero, per la deposizione di un omaggio floreale e l'esecuzione di un brano commemorativo.

 

 

 

La comunità di Oira ottenne il permesso di avere un proprio cimitero vicino all'oratorio di S. Mattia nel 1588. I diritti riguardanti la sepoltura furono lasciati alla parrocchia di Crevola ed i fedeli di Oira si riservarono il diritto di scegliere se essere sepolti nel cimitero parrocchiale di Crevola o nell'appena nato cimitero di Oira. All'epoca infatti alcune comunità, trovandosi in difficoltà per il trasporto dei defunti al cimitero della chiesa parrocchiale da cui dipendevano e avendo una cappella o un Oratorio nei loro luoghi, chiesero di poter seppellire i loro morti presso la propria chiesa. 

L'antico cimitero di Oira occupava lo spazio del sagrato posto davanti e sul lato meridionale dell'oratorio, al centro fu piantata una croce di legno e il terreno fu recintato da un muretto. 

Qui spesso si riunivano i fedeli per prendere importanti decisioni comunitarie con la presenza spirituale dei loro parenti sepolti sotto i loro piedi. 

Fino alla fine del XVIII secolo i defunti erano posti direttamente nel terreno, senza bara, con una piccola croce di legno e qualche segno di riconoscimento. Alcune famiglie si riservavano un piccolo spazio per i propri defunti in modo che fossero vicini nella tomba e riuniti per le visite dei parenti. 

Dopo ogni celebrazione in suffragio dei defunti i sacerdoti uscivano sul sagrato della chiesa e recitavano le preghiere stabilite per il rito, impartivano l'assoluzione impetratoria per tutti i defunti ed in particolare per quelli della tomba previamente stabilita.
Ad Oira si faceva gran conto sulla tradizionale "Messa di S. Gregorio"; con la celebrazione di 30 sante messe per 30 giorni ininterrotti si forzava quasi la misericordia divina alla rapida purgazione dell'anima dei defunti nel Purgatorio per passare poi in Paradiso. 

Tradizionale era anche la distribuzione del sale dopo i funerali a tutti i partecipanti, in questo modo ogni volta che il sale era usato per condire i cibi sarebbe stata recitata una preghiera per il defunto. La distribuzione del sale permane ancora in Ossola e quindi anche a Oira. 

Sul finire del secolo XVII ad Oira fu fondata la "Confraternita del suffragio dei Defunti" che raccoglieva elemosine per la celebrazione di messe di suffragio delle anime dei defunti; a questo scopo fu messa, anche nella chiesa di Oira, come nelle altre chiese ossolane, una cassetta per le elemosine. 

Il vescovo Mons. G. B. Visconti, nell'ottobre del 1702, venuto in visita a Oira, consigliò la costruzione di un ossario e stabilì che fosse disposto uno spazio riservato alla sepoltura dei parroci. Tale sepoltura fu scavata al tempo del parroco Pietro Vietti il quale fu il primo ad essere sepolto in essa. Il suo elogio è scolpito sulla lapide che si trova al centro, davanti al presbiterio. Un'altra lapide ricorda due parroci che però non sembra siano qui sepolti essendo morti prima della costruzione di questa tomba. La costruzione dell'Ossario fu completata nel 1746, come appare dalla scritta posta sul fregio superiore della facciata.
All'inizio del XIX secolo fu introdotta una legge che obbligava a deporre i cadaveri in casse chiuse e a seppellirli lontani dalle abitazioni e fuori delle chiese. Ad Oira venne scelto, per la costruzione di un nuovo cimitero, un terreno posto a lato della strada comunale e poco distante dalla cappella della Madonna della Gera. Il nuovo cimitero di Oira fu completato nel 1851 e benedetto ufficialmente l'11 gennaio 1852. Al suo interno fu costruita anche una cappella dove ogni anno, il primo novembre, un sacerdote recita il rosario in suffragio di tutti i defunti della comunità di Oira. Nel giorno della commemorazione dei defunti viene invece celebrata una Messa di suffragio nella chiesa parrocchiale. 

Nella cappella del cimitero sono state poste nel 1970 due lapidi dalla Musica di Oira, in ricordo dei componenti defunti. Inoltre la Musica di Oira nel 1990, nel 40° anno di fondazione, ha voluto elevare in vicinanza del cimitero un monumento al musicante.
Ogni anno, in occasione della festa di S. Cecilia, dopo la messa in suffragio dei musicanti defunti, la banda tradizionalmente si reca in processione al monumento del musicante e nel cimitero, davanti alla lapide dei musicanti defunti, per la deposizione di un omaggio floreale e l'esecuzione di un brano commemorativo.

 

LA CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA GERA 

Presso il rione “la Gera”, lungo una strada diramata dall’antica via Francisca che collega Oira con Crevoladossola, sorge la Cappella della Madonna Addolorata o Madonna della Gera come comunemente viene chiamata dagli oiresi.
Alcuni antichi documenti attestano che la Cappella fu voluta da Giovanni di Pietro del Riale, membro della famiglia più facoltosa del paese. Nel suo testamento, datato 16 aprile 1638, egli delegò ai figli la costruzione di una Cappella in uno degli appezzamenti di sua proprietà presso la Gera, facendo attenzione alla forma, ispirata ad alcune cappelle presenti nel territorio, e alle pitture murali interne.
La Cappella fu costruita ad orandum e fu subito frequentata con grande devozione grazie anche ad alcuni fatti straordinari che lì accaddero e che furono considerati miracolosi dai fedeli, trasformando il piccolo luogo di preghiera in un vero e proprio santuario.
Di conseguenza si rese necessario assumere un amministratore che raccogliesse le offerte lasciate dai numerosi frequentatori, non solo a beneficio della stessa Cappella, ma anche della chiesa parrocchiale. Un documento attesta che il primo amministratore fu Lorenzo del Riale, figlio del fondatore.
Dopo anni di abbandono e incuria, la Cappella versava ormai in uno stato deplorevole quando, nel 1899, il vice parroco don Giovanni Bona propose alla popolazione di Oira una festa con processione al fine di raccogliere qualche offerta per la sua ristrutturazione, occasione per la quale fu organizzato anche un comitato. Raccolta la somma necessaria, il piccolo santuario ormai demolito fu quasi del tutto sostituito da uno più moderno che rese possibile lo svolgimento della S. Messa , ed è quello che oggi possiamo ammirare.
All’interno una piccola volta copre il corpo della Cappella che contiene un altare e sul fondo un dipinto raffigurante la Madonna Addolorata, in sostituzione di quello antico. La tela è del pittore Antonio Baronio (1900).
In epoca recente sui due muri laterali interni furono collocate le lastre commemorative dei caduti e dei reduci delle due guerre mondiali.
All’esterno troviamo un piccolo porticato sorretto da due colonne e ai lati del corpo principale due affreschi raffiguranti il Sacro Cuore di Gesù e S. Luigi Gonzaga.
Nel 1919 il minuscolo santuario, che ospita numerosi quadretti ex voto di grazie ricevute, venne dotato di un piccolo campanile con relativa campana.
Oggi il culto alla Cappella persiste con la celebrazione di una S. Messa la terza domenica di settembre generalmente prossima al 15 settembre, giorno dedicato alla ricorrenza della Madonna Addolorata.

 

 

LA CAPPELLA DI ARZALÒO 

La cappella si trova in località Arzalòo, proprio lungo la strada moderna che collega Oira con Pontemaglio. 

La costruzione fu voluta, secondo i documenti ritrovati, da Giovanni Francioni volendo lasciare testimonianza della sua pietà e della sua fede. Con un testamento l’uomo impegnò, dopo la sua morte avvenuta nel 1725, gli esecutori a costruire una cappella ad Arzalòo, dove già la sua famiglia aveva dei terreni e dove la strada Francisca si diramava per continuare verso la Villa Superiore e la Villa di Mezzo, quindi in un luogo molto frequentato dai viaggiatori.
Il compito della costruzione fu assunto da Pietro Sbaraglini, che progettò il disegno, facendosi aiutare da Giovanni Battista Pirino, noto architetto della zona.
Nel 1726 i lavori cominciarono e la costruzione terminò nel 1730. Tuttavia la cappella era ancora mancante delle decorazioni interne e per questo venne inserito sopra l’altare interno un quadro ad olio già dipinto in precedenza dallo scultore Giulio Gualio su volere di Giovanni Francioni e che, dopo la morte dell’artista, era appartenuto agli eredi.
Il quadro raffigura la Madonna Addolorata che tiene tra le braccia il Cristo morto e in basso il ritratto del fondatore Giovanni Francioni.
La cappella ebbe poi una decorazione pittorica delle pareti interne e della volta ad opera di Giovanni Antonio Menabene, pittore vigezzino. Quest’ultimo dipinse sulle pareti laterali Gesù nell’orto dei getsemani e La Crocifissione che oggi sono in stato di avanzato degrado; sulla volta Cristo Risorto con gli angeli che rispetto agli altri affreschi sulle pareti è ben conservato. Non rimane traccia invece del quadro ad olio di Giulio Gualio, rubato negli ultimi trent’anni.
La cappella oggi è caduta in disuso, fatta eccezione per la visita di qualche fedele, probabilmente sostituita nel culto dalla cappella della Gera dedicata ugualmente alla Madonna Addolorata.

Nei pressi della cappella vi è una robusta casa fatta costruire sul finire del secolo XVI dalla famiglia Francioni di Canova. La costruzione è del tipo che spesso si ritrova in Ossola ed anche a Oira, cioè una "casa binata", fatta per due famiglie, con ambienti posti simmetricamente ed indipendenti, ma aventi in comune il cortiletto o cortavolo recintato antistante. Nonostante le modifiche, tale casa è ancora visibile nelle sue caratteristiche strutture originali.
La casa cinquecentesca di Arzaloo è anche detta "Casa dei Picchi", perchè sospettata di aver dato ricetto ai Picchi, briganti del '600, contro i quali furono emanate numerose gride spagnole, e che si appostavano in costruzioni isolate lungo le strade maestre.

 

 

LA CAPPELLA DELLA BEATA VERGINE LAURETANA 

La Cappella della Beata Vergine Lauretana è situata nella piccola piazza della Villa di Mezzo di Oira, considerato un tempo il luogo di raduno dei rappresentanti del popolo. La nota storica più antica a riguardo di questa Cappella si trova in un atto datato 1659, quindi la sua costruzione è precedente a quella dell’Oratorio di San Sebastiano.

La piazzetta ed il resto dello spazio che si allungava di fianco alla Chiesa fino all'Ossario un tempo erano tradizionalmente utilizzati per fare le corde di filo di canapa. Questo lavoro perdurò fino a circa cinquant'anni fa.
Anche questa edicola come tante altre necessitò di un restauro, il quale fu realizzato nel 1868 in occasione della Missione avvenuta ad Oira, il ricordo della quale viene perpetuato da una scritta sull’arco soprastante l’immagine. Il restauro però non ripristinò l’immagine originaria della Madonna, ma la sostituì con una nuova.
Successivamente, nel 1966, il Comune di Crevoladossola, con relativa richiesta al Consiglio Amministrativo Diocesano, fece abbattere il porticato antistante la cappella per costruire la strada che porta al sagrato della Parrocchia, permettendo comunque di preservare l’immagine della Madonna.

 

 

CAPPELLE MINORI 

Oira si estende su un piccolo territorio e quindi il numero di edicole sacre presenti è limitato. Non mancano, però, sui principali percorsi viari, quei segni della devozione religiosa rappresentati appunto da queste cappellette votive delle quali non si può fornire una descrizione dettagliata per mancanza di documenti e fonti rilevanti. 

È comunque supponibile che siano state costruite nel periodo dopo la grande peste del 1630 per commemorare una grazia ricevuta e lasciare un segno della propria devozione.
Sono costruite su un basamento murario sul quale si innalza una nicchia con volta a botte e affrescate sul fondo e su ambo i lati.
Si trovano soprattutto sulle strade usate dai viaggiatori o nei luoghi di sosta delle processioni, come quella di S. Marco il 25 aprile.
Di queste cappelle rimane quella situata sulla via Francisca, strada che passava sotto l’abitato di Oira. Oggi è raramente visitata e il suo affresco è in grave stato di deturpazione a causa della vegetazione infestante.
In località Sabioneto, seguendo sempre la via Francisca, è situata un’altra cappella anch’essa rovinata dall’umidità. Sul fondo doveva apparire la Madonna delle Grazie con il Bambino in braccio e sui lati due santi, dei quali oggi si riconosce solo San Giacomo.
Un’ altra piccola edicola si trova sulla via che unisce Canova con la Villa Superiore, accanto alla strada asfaltata, rappresentante la Madonna Immacolata e detta comunemente dagli oiresi Madonna della Crosetta.

Anche a Pontemaglio erano situate alcune cappellette votive e una di queste fu costruita nel 1717 in occasione di una visita pastorale dell’allora canonico di Domodossola. Questa cappella fu evidentemente distrutta e oggi non ne rimane traccia, ma è comunque testimoniata da una foto di Carlo Errera del 1908.
La cappella della Madonna della Guardia, invece, si trova nel punto in cui la piccola strada che congiunge l'abitato di Pontemaglio si immette nella strada principale antigoriana.
Questa cappella fu fatta costruire da Giuseppe Delucchi, l’impresario che aveva assunto l’appalto della costruzione della strada antigoriana, l'attuale strada provinciale, che in quel punto ha reso necessario lo scavo della roccia con un duro lavoro di minatori, scalpellini e muratori tanto da essere considerata un'opera di ardita esecuzione, in ringraziamento per essere stati esentati da ogni evento pericoloso durante i lavori.
La benedizione risale al 1844 e si pensa fosse stata accompagnata da una festa con relativa processione.
Il fedele impresario Giuseppe Delucchi la lasciò in custodia alla parrocchia di Oira, affidando la proprietà e la manutenzione ai suoi discendenti.
La cappella si trova in un luogo umido e soggetto alla caduta della neve, perciò furono ripetuti interventi di restauro, ritrovando la firma dell’artista Venturino, artefice di molte altre pitture di cappelle.
Nel 1955 fu restaurata da Giovanni Delucchi, discendente del costruttore, che la donò definitivamente alla parrocchia di Oira, attualmente sua proprietaria.

 

 

 

L’ORATORIO DEI S.S SEBASTIANO E CARLO

L’Oratorio dei Santi Sebastiano e Carlo di Oira è posto assai vicino alla chiesa parrocchiale e vi si accede dalla piazzetta che è venuta a formarsi lungo l’antica strada che costeggiava il sagrato e il Cimitero.

Questo Oratorio ripete il disegno degli oratori che si moltiplicarono in Ossola soprattutto nel secolo XVII. Al corpo di pianta rettangolare è aggiunta ad oriente un’abside a pianta rettangolare di dimensioni minori. Un doppio cornicione lega superiormente l’intero edificio e da esso si innalzano rispettivamente un ampio catino sopra il corpo dell’edificio ed una volta a vele sopra il presbiterio. Alcuni finestroni sono posti sopra i cornicioni ed altra posta nel muro laterale del presbiterio.

Sopra la piccola sacrestia vi è un minuscolo campanile con campanella.

La decorazione risente dello stile dell’epoca in cui fu fatta con ampie campiture di formella a vari colori.

Il quadro ad olio su tela sopra l’altare, opera del pittore Giuseppe Mattia Borgnis, propone in basso i due Santi titolari, S.Carlo in abiti cardinalizi, con alcuni angioletti recanti i simboli che lo caratterizzano e S.Sebastiano legato ad un albero e trafitto da alcune frecce, simboli del suo martirio. In alto, attorniata da alcuni angioletti, la Madonna delle Grazie con il Bambino Gesù abbassa lo sguardo protettivo sul paesaggio sottostante.

Internamente, sopra la porta maggiore d’entrata, una scritta vuole sintetizzare la storia dell’Oratorio:
“Juspatronato delle Venerabile Confraternita. Eretto nel 1730. Ultimato e Benedetto nel 1846. Dipinto nel 1852.”

La costruzione di questo Oratorio fu voluta dalla Confraternita del SS. Sacramento, sorta subito dopo la fondazione della parrocchia, con il fine di procurare e accrescere il culto del SS. Sacramento.

Dopo l'acquisto del terreno non fu però possibile cominciare alcun lavoro per la mancanza di denaro e perché questo doveva essere prima speso nella chiesa parrocchiale, conseguentemente l’area dove doveva sorgere l’oratorio divenne luogo abituale in cui si riuniva la comunità.

A causa della mancanza di fondi il completamento dell'Oratorio si realizzò in più fasi.

I lavori iniziarono nel 1730 con la costruzione della parte muraria, della volta, del tetto e del piccolo campanile; fu inoltre acquistato un quadro dipinto dal pittore vigezzino Giuseppe Mattia Borgnis che venne posto sul muro contro cui avrebbe dovuto sorgere l’altare.
L’Oratorio restò in uno stato imperfetto per 100 anni, durante questo periodo divenne anche il luogo in cui i rappresentanti della comunità di Oira si riunivano per prendere qualche decisione quando il tempo era brutto.
Nel 1845, grazie alle cospicue offerte ricevute, ripresero i lavori che portarono al completamento definitivo dell'Oratorio. In questa occasione l’intera struttura dell’oratorio fu rivista e restaurata, costruito l’altare e l’ancona in cui fu mantenuto il quadro già preparato 100 anni prima.

La benedizione avvenne il 24 Luglio 1846 dall'allora parroco don Felice Mazurri, in occasione della visita pastorale ad Oira del vescovo mons. Giacomo Filippo Gentile.

Tre anni dopo l’Oratorio fu dotato di una piccola sacrestia posta a settentrione del presbiterio con cui comunica mediante una porta, mentre nel 1852, l’Oratorio fu completamente decorato internamente per opera del pittore e decoratore Giuseppe Leoni. Nel 1926 fu sostituito il pavimento in piode con un altro in piastrelle colorate. Nel 1969, su proposta del parroco don Bosisio, fu demolito l’altare settecentesco in muratura e sostituito con altro movibile rivolto verso il popolo.

Questo Oratorio, con la dissoluzione della Confraternita del SS.Sacramento, seguita dopo la seconda guerra mondiale, raccoglie i fedeli solo in occasione della festa di S.Sebastiano con una messa celebrata nella domenica più vicina al 20 gennaio.

 

 

L’ORATORIO DI S. LORENZO AL POZZO

L'Oratorio di San Lorenzo al Pozzo si trova nella località Piedagamo. La sua costruzione fu voluta da Don Giambattista Zanoletti che era intenzionato a dedicarsi all'insegnamento elementare e al catechismo ai fanciulli e volle poter disporre di un Oratorio presso la casa paterna, la prima abitazione di Piedagamo costruita all'inizio del XVIII secolo.

L'Oratorio venne costruito dopo l'approvazione del vescovo e il sacerdote, con l'aiuto del padre, lo provvide di tutte le suppellettili, nonché di una donazione perpetua che garantisse beni e capitali sufficienti allo scopo di mantenerlo in ordine ed usarlo convenientemente.

L'Oratorio fu formalmente istituito l'11 Aprile 1711 e fu intitolato a S. Lorenzo al Pozzo, scelta che svela in qualche modo l’idea che mosse don Giambattista Zanoletti a questa costruzione. S. Lorenzo al Pozzo infatti è il Santo martire che, al sorgere della diocesi di Novara, fu impegnato nell’insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli, e per questo fu martirizzato.

La sorte di questo Oratorio divenne, successivamente, assai incerta perché i discendenti dei fondatori della cappellania e fabbricieri, cioè gli incaricati alla manutenzione, non si curarono dell’Oratorio, e presunsero di essere non solo amministratori, ma anche padroni. Il 29 Aprile 1906 l’Oratorio fu nuovamente benedetto e riaperto al pubblico, rimanendo tuttavia sguarnito di tutte quelle suppellettili che frattanto erano andate disperse.

Nel 1930, su iniziativa del parroco don Francesco Baroli l'Oratorio fu restaurato, ridipinto, riordinato e fornito di una nuova pavimentazione e balaustra. In seguito l’interesse per questo Oratorio pare spegnersi da parte della comunità di Oira e dei sacerdoti che hanno supplito alla carenza di parroci titolari; per conseguenza l’Oratorio subì notevoli danni dovuti all’incuria e alla mancanza di manutenzione.

La celebrazione della tradizionale festa di San Lorenzo al Pozzo, il 30 Aprile, perdurò fino agli anni 70 e in seguito fu abbandonata.

Pannello 0

 

Pannello 1

Pannello 2

Pannello 3

Pannello 4

Pannello 5

Pannello 6

Pannello 7

Pannello 8

Pannello 9