Cultura e Tradizioni

SAN SEBASTIANO
Ad Oira, in occasione della festa di S.Sebastiano viene celebrata una S. Messa nella domenica più vicina al 20 gennaio nell'Oratorio dedicato al Santo. Segue la messa il tradizionale incanto delle offerte.

 

MADONNA DEL ROSARIO
La festa della Madonna del Rosario si svolge i primi sabato e domenica del mese di agosto.
Le celebrazioni religiose iniziano il sabato sera con la fiaccolata che partendo da diversi punti di Oira, si congiunge per raggiungere la chiesa parrocchiale con la partecipazione della Musica di Oira. La domenica mattina viene celebrata la S. Messa, mentre al pomeriggio, dopo la celebrazione dei Vespri, la processione in cui viene portata la statua della Madonna del Rosario.
Segue il tradizionale incanto delle offerte, l'esibizione della Musica di Oira e i giochi in piazza.
Durante la festa della Madonna del Rosario viene organizzato il servizio di ristorazione, con prodotti e piatti tipici.

 

MADONNA DELLA GERA
Presso la Cappella della Madonna della Gera viene celebrata una S. Messa la terza domenica di settembre generalmente prossima al 15 settembre, giorno dedicato alla ricorrenza della Madonna Addolorata. Segue la messa il tradizionale incanto delle offerte.

 

I SANTI
Nel cimitero di Oira, ogni anno, il primo novembre, il sacerdote recita il rosario in suffragio di tutti i defunti della comunità di Oira. Nel giorno della commemorazione dei defunti viene invece celebrata una S. Messa di suffragio nella chiesa parrocchiale.

 

SANTA CECILIA
La festa di Santa Cecilia a Oira si svolge solitamente la prima domenica del mese di novembre e viene posticipata qualora quella data coincida con le celebrazioni per la commemorazione dei defunti.
Il sabato sera, presso la chiesa parrocchiale, si tiene il concerto della Musica di Oira e di una banda o coro vocale ospite.
La domenica, dopo la S. Messa in suffragio dei musicanti defunti, la banda tradizionalmente si reca in processione al monumento del musicante e al cimitero dove si trova la lapide dei musicanti defunti, per la deposizione di un omaggio floreale e l'esecuzione di un brano commemorativo.
La festa prosegue con il tradizionale pranzo di S. Cecilia.

 

NATALE
A dicembre, l'ultima domenica prima di Natale, si svolge il giro di Oira, occasione per scambiarsi gli auguri prima delle feste.
La Musica di Oira e il Coro dei bimbi allientano l'atmosfera con brani natalizi durante il giro che, dopo l'iniziale tappa a Pontemaglio, percorre le diverse località di Oira.
In ogni tappa gli abitanti di Oira e di Pontemaglio offrono un brindisi e varie specialità dolci e salate.

Il Rio Tapin, comunemente chiamato Riale, è un torrentello che scende dal monte con percorso assai rapido nella Villa di mezzo e raggiunge Canova prima di defluire nel Toce.

È alimentato da sorgenti perenni e generose, emergenti dai macereti accumulati ai piedi delle rocce compatte della montagna a nord. Nelle carte antiche è rappresentato come l’unico corso d’acqua scendente dalle pendici della Colmine; nelle mappe catastali del comune di Crevola è detto rio Tapin (tapina nelle antiche carte è la località dove accingeva dalle fonti).

Ha sempre offerto il suo prezioso elemento alle abitazioni ed alle campagne della Villa di Mezzo, della Villa Superiore e della Canova.

Lungo questo rio e le sue derivazioni fu possibile ricavare l’acqua per la costruzione di fontane, abbeveratoi, pozzi per macerare la canapa e mulini.

 

 

L'acqua veniva sfruttata per gli usi domestici, in particolare era utilizzata per fare il bucato, la presenza del riale fu quindi molto importante se si pensa che ad Oira la costruzione dell'acquedotto avvenne solo nel 1911 grazie alla solerzia del parroco Don Baroli.

L'antico abbeveratoio nella Villa di mezzo in vicinanza della chiesa, punto d'incontro abituale di molte donne che se ne servivano, fu dotato di acqua potabile e interamente ricostruito in occasione della costruzione dell'acquedotto. Sul muro di fronte al piano inclinato fu anche incisa la scritta “Aut tace aut dice meliora silentio” che può esser tradotta in modo più permissivo con “O taci oppure dì cose migliori del silenzio” o nel modo più rigoroso con “O taci oppure dì cose migliori col silenzio”, per invitare le lavandaie a evitare i pettegolezzi spesso tutt’altro che benevoli. La copertura del tetto tradizionale in piode fu compiuta nel 1928 e restaurata recentemente.

 

 

In prossimità del riale è la località Pozzi (putei), luoghi destinati abitualmente per la macerazione della canapa.

 

 

Il rio Tapin era una delle fonti d’acqua più produttive da cui le persone attingevano acqua per mulini e peste per granaglie di ogni genere.

Un mulino si trova nella Villa di mezzo, nella località dove il riale scorre più veloce che veniva chiamata Froa, Frova o Frua cioè la cascata.

 

 

La località Froa è posta sulla sponda destra e si trova in prossimità del ponte con cui la strada provinciale attuale attraversa il riale Tapin.

 

Altri molini lungo il riale Tapin furono costruiti a Canova.

Le "ghiacciaie" erano contenitori in sasso costruiti in Ossola per la conservazione degli alimenti. Erano delle dimensioni di un piccolo edificio, alcune risalgono a molti secoli fa.

La ghiacciaia di Oira è posta nel centro del paese, nei pressi del cimitero ed è incorporata in una proprietà che attualmente è abitata dal pittore Piero Albergante, originario di Vaprio d'Agogna.

Ha una forma circolare che la rende simile ai tempietti bizantini frequenti nell'Italia del sud e può anche ricordare un trullo: la sua eleganza architettonica è forse unica per queste strutture prevalentemente miranti alla pura funzionalità. La copertura in piode ossolane ha al culmine una statuetta che la sovrasta e che rende molto particolare l'estetica di questo edificio, anche se adibito semplicemente alla conservazione alimentare.

La ghiacciaia veniva riempita di neve e ghiaccio proveniente dal rio di Oira. La sua profondità è di circa cinque metri. Ha una struttura circolare, in muratura. Si pensa risalga alla fine del diciottesimo secolo.

Le ghiacciaie erano a disposizione dei paesani; venivano riempite in inverno e a poco a poco si continuava a rifornirle sino all'inizio dell'estate; alla fornitura di neve e ghiaccio per riempirle provvedevano tutti gli abitanti. Successivamente si procedeva con strati segatura per conservare il freddo e fresco all'interno. Poi si operava una spaccatura ad un lato del rivestimento per il recupero delle provviste. Ai tempi tutte le famiglie avevano il maiale, la conservazione delle cui parti deteriorabili, d'estate, rendeva essenziale il ricorso alla ghiacciaia.

 

Un "utensile" insostituibile ed... elegante.

 

 

 

 

Un tempo il piccolo villaggio di Oira, come del resto qualsiasi insediamento delle vallate dell'Ossola, gravitava intorno alla sua latteria turnaria, che era un po' il suo cuore economico oltre che un luogo di scambi e di aggregazione. Le attività tradizionali della zona erano, fino a pochi decenni fa, l'allevamento bovino, con relativa produzione di burro e formaggio, e la coltivazione della vite, che sfruttava le pendici più basse e meglio esposte della montagna.

Burro e formaggio erano sinonimo di latteria turnaria, dove gli allevatori (ogni famiglia possedeva almeno una o due vacche) conferivano ogni mattina il latte munto; a turno, un giorno per uno, ciascuno di essi provvedeva a tenere nota del prodotto conferito e a caseificarlo. Questo piccolo consorzio permetteva un notevole risparmio di materiali, tempo e legna per il fuoco. Una volta stagionate (perciò alla latteria turnaria era annessa una capiente cantina) le forme di formaggio venivano suddivise tra i soci della latteria in base alle quote di latte conferite. Poco era quello che si vendeva, la maggior parte era consumata sul luogo dagli stessi produttori.

A Oira la latteria turnaria, situata in un edificio che ha origini seicentesche, è stata fondata ufficialmente nell'Ottocento e ha funzionato fino a pochi anni or sono, poi con il sorgere dei più moderni caseifici sociali nella valle ha finito per essere abbandonata. Nel corso dell'inverno 2003-2004 l'edificio e il suo interno, con le strumentazioni originali degli antichi casari, è stato accuratamente restaurato nel pieno rispetto delle sue caratteristiche originali, e si è tornati a produrvi il formaggio, almeno a titolo dimostrativo.

Anche la cantina sottostante con i suoi antichi muri in pietra locale è stata recuperata dall'affinatore aronese Luigi Guffanti dopo numerosi anni di abbandono, con un restauro condotto utilizzando, laddove fossero necessarie delle sostituzioni, materiale recuperato da altri edifici antichi demoliti. Viene utilizzata in particolare per la stagionatura delle locali tome ossolane "ubriacate" nelle vinacce del Prunent, il vino rosso dell'Ossola. Questa lavorazione è recente ma coniuga due prodotti radicati sul posto, appunto la toma ossolana "di casa" (versione invernale e di fondovalle di quella di alpeggio) e il Prunent, un vino che si ricava dall'omonimo vitigno clone del Nebiolo, da secoli coltivato in Ossola. Proprio a Oira del resto ha sede il principale produttore vitivinicolo ossolano.

 

 

 

 

 

 

La presenza a Oira del riale Tapin e di altri riali favorì la costruzione di molti mulini che, come le derivazioni dell'acqua e i pozzi, erano infrastrutture necessarie alla vita civile.

Il rio Tapin era una delle fonti d’acqua più produttive da cui le persone attingevano acqua per mulini e peste per granaglie di ogni genere, importanti strutture private o della comunità che ad esse dovevano abitualmente ricorrere per lo sfruttamento dei prodotti della terra, rimasti in attività per parecchi secoli.

Un mulino si trova nella Villa di mezzo, nella località dove il riale scorre più veloce che veniva chiamata Froa, Frova o Frua cioè la cascata. La località Froa è posta sulla sponda destra e si trova in prossimità del ponte con cui la strada provinciale attuale attraversa il riale Tapin.

Altri mulini lungo il riale Tapin furono costruiti a Canova.

Furono invece alimentati da altri riali scendenti dalla montagna, capaci però di offrire acque sufficienti solo in certi periodi dell’anno, i mulini segnalati in località "Sabbioneto".

Mulini furono ripetutamente costruiti sulla riva destra del Toce, derivando opportunamente mediante canalizzazioni l’acqua dal fiume, in località denominata lsella, poco sotto la forra di Pontemaglio.

 

L'organizzazione interna di Oira segue le antiche tradizioni ossolane ben radicate nella società contadina e sono presenti tutte le infrastrutture tradizionali necessarie alla vita quotidiana e tra queste non mancano i forni. 

Esistevano almeno tre forni comunitari del pane, uno per ciascuna frazione. Questi forni erano di proprietà consortile di alcune famiglie, ma c'era l'obbligo di metterli anche a disposizione delle altre dietro un compenso stabilito. 

Uno di essi è in attesa di restauro nella Villa Superiore, un altro appare ormai irrecuperabile nella Villa di mezzo, mentre a Canova il forno è stato recuperato e reso funzionabile. 

Le famiglie di maggior reddito avevano spesso anche un forno proprio. 

Questi forni restarono in funzione nelle singole frazioni fino a tutto il secolo XIX e saltuariamente nel secolo seguente.

 

 

 

La coltivazione della vite è stata di grande importanza nella storia di Oira, perché grazie alle favorevoli condizioni climatiche poteva essere fornito un ottimo prodotto che assumeva un particolare valore commerciale.

 

Attorno alla vite ad Oira vi era tutta la cultura e l'attrezzatura necessaria: cantine, botti, tini e torchi.

 

Esistevano torchi in tutte le frazioni. Di questi colossali strumenti per premere le vinacce, attualmente ne resta uno solo nella Villa di mezzo e costituisce la testimonianza di un'antica cultura che nel vino aveva una grande tradizione.

 

 

 

 

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