La Via Francisca

A Oira è presente un tratto dell'antica via Francisca che risaliva la Valle Antigorio verso i passi alpini. Il percorso della strada, dominata dai gruppi abitativi della Villa superiore e della Villa di mezzo, giunta a Canova risaliva e, passando sotto lo sperone della Pioda, raggiungeva la Palude (Paù) per dirigersi ad Arzaloo e giungere a Pontemaglio.

Questa strada si teneva ben al disotto del tracciato attuale, più in vicinanza del Toce ed attraversava, con un percorso assai accidentato, tutta la zona del macereto che sta al piede della montagna e lungo il quale gli oiresi avevano ricavato i campi più produttivi, adatti specialmente alla coltivazione della vite.

Lungo questo percorso, oltre i segni evidenti dell’antica struttura, la via Francisca ha subito quel fenomeno di sacralizzazione, tipico della cultura religiosa cristiana, che è rappresentato dalle cappelle. Venendo da Crevola la prima si incontra in località Arvoira, il cui toponimo indica il luogo dove veniva praticato il pascolo turnario delle capre, un’altra poco dopo un antico cascinale prima di incontrare la deviazione che porta, salendo, alla villa Superiore. Raggiunta Canova, sempre in discesa, la via Francisca è ancora segnalata dalla terza cappella alla Paù (Palude), da quella successiva di Arzaloo e infine da quella presso il ponte di Pontemaglio distrutta nel secolo appena trascorso.

Questo percorso della vecchia strada di Antigorio, praticabile solo ai pedoni ed alle bestie da soma, offre punti di notevole interesse naturalistico e storico.

Molto importante infatti risulta la tessitura dei muri entro cui questa strada è stata realizzata. Con un’accorta tecnica e con una sapiente utilizzazione dei materiali esistenti, i primi dissodatori di questa zona, che l’hanno tracciata attraverso macereto fluvioglaciale oltre due millenni fa, riuscirono a costruire muri di contenimento assai solidi e muri di recinzione dei poderi vignati o coltivati, capaci di resistere alle incombenti e accidentali frane, facilmente ipotizzabili in quella zona.

Interessante e sapiente fu l’uso della posa delle pietre a spinapesce o a "serrata", come viene detta dai locali, applicata per lunghi tratti del muro disposto a delimitare la via Francisca. Questa disposizione delle pietre infatti assicura grande stabilità all’insieme ed ai singoli elementi, senza l’uso di alcuna malta cementizia.

 

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